Anemone e la Famosa ‘CRICCA’

Vi voglio raccontare una storia – non semplice da raccontare, una storia sporca, oscurata dai media tradizionali,  minimizzata dalla classe dirigente – perchè voglio provare a far capire come è difficile, complicato e spesso doloroso, occuparsi del popolo della merda…
I nomi che emergono dall’inchiesta sono gli stessi che già circolano da mesi per il G8, mai fatto a La Maddalena, la ricostruzione dell’Aquila e sulla Protezione civile per i mondiali di nuoto. La cricca di Balducci e Anemone, come e’ stata ribattezzata, ha influenzato la vincita degli appalti pubblici, un sistema di favori, interessi e tangenti in cui la protezione civile, dal 1992 posta direttamente sotto la Presidenza del consiglio dei ministri, svolge un ruolo centrale.
Anemone, Bertolaso, la cricca, i soldi e le opere pubbliche: un edificante affresco italiano. La vicenda che ruota intorno agli appalti, alle mazzette, alle donazioni e ai benefit messi in circolo per agevolare amici e imprenditori assegnandogli appalti e soldi pubblici merita senz’altro di essere definita edificante. Non solo perché affonda le sue fondamenta nel cemento (oltre che nella merda) ma anche per il suo evidente valore didattico-educativo.
Ancora una volta il messaggio che si può facilmente evincere da questa simil-inchiesta (non serve neppure attendere le conclusioni del terzo grado, basta leggere le intercettazioni – tra i tanti problemi ad iniziare dalla crisi economica ora finalmente riconosciuta,  il problema delle intercettazioni e del bavaglio alla informazione è prioritario su tutto… chissà perché mai, forse è un caso?… Mavalàààà!…..-  è che in Italia si diventa ricchi e potenti facendo marchette e favori (mica pagando le tasse) se possibile a spese della collettività.
Gli altri, onesti e sfigati, possono girare sul Grande Raccordo Anulare per ore ed ore. Affrontare cantieri infiniti (chissà come mai…) e vivere nei palazzoni fuori dal raccordo e dalla tangenziale.
Loro, i furbi, quelli con gli amici di manica larga che tanto decantano il governo del fare, dell’amore, e della libertà possono avere appartamentoni vista Colosseo, auto di lusso e naturalmente escort da esibire nei locali vip. Tutto giusto…

Angelo Balducci e Anemone
fonte (http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=7892&T=A)
 Il rapporto tra il provveditore Angelo Balducci e il costruttore Diego Anemone era di privilegio assoluto. Il legame tra l´alto funzionario del mattone pubblico, il più alto nella gerarchia dello Stato, e un imprenditore della provincia romana – cementato da una frequentazione ventennale, interessi messi in comune tra le famiglie, servizi di ogni genere forniti dal costruttore all´arbitro di appalti – si è mostrato indifferente ai cambi politici, alle più elementari regole di una gara d´appalto.
Le telefonate confidenziali hanno rivelato la vicinanza tra i due, un documento della Procura di Roma, la prima ad aver indagato sulla Protezione civile (poi l´inchiesta è stata spostata a Perugia), illustra nei dettagli che cosa ha significato quel rapporto: 422 milioni di euro di lavori pubblici ottenuti da Anemone in dieci anni, dal 1999 al 2008. Ventisette appalti, sempre più pesanti.
Nel 1999, la prima stagione presa in esame dalla Procura, il provveditore alle Opere pubbliche del Lazio Angelo Balducci offrì all´Impresa Anemone costruzioni srl il primo lavoro al ministero dei Lavori pubblici: un impegno (riportato alla moneta di oggi) da 846 mila euro, l´unico della stagione. Nel 2000, che pure è l´anno del Giubileo di Roma, non ci sono assegnazioni individuate dal Nucleo di polizia tributaria di Roma, ma le stazioni appaltanti per quel grande evento furono soprattutto il Governo e il Comune di Roma.
Nel 2001 il “fatturato Balducci” del Gruppo Anemone sale a 12,6 milioni con l´assegnazione del secondo appalto per i Lavori pubblici e il primo di 17 per il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Nel 2002 i volumi concessi sono risibili, nel 2003 modesti e nel 2004 tornano a 24 milioni con quattro lavori vinti da Anemone sotto la supervisione di Balducci.
Gli importi salgono nel 2006 a 44 milioni e nel 2008, con la messa a punto dell´attività emergenziale della Protezione civile, esplodono.
Diego AnemoneCon le “strutture di missione” (G8, vertici Nato, carceri) insediate in via della Ferratella, il provveditore viene liberato dai lacciuoli degli appalti pubblici ordinari: grazie ai “grandi eventi” il governo può dargli la patente di commissario e affidargli totale discrezionalità nella scelta delle ditte da far lavorare.
Il 2008 è un anno decisivo per comprendere la strategia di Anemone e la nuova libertà di movimento dell´ingegner Balducci. L´imprenditore edile di Grottaferrata in quella stagione prende 10 appalti decisivi: 320 milioni il loro valore, tre volte quello che aveva ottenuto nei precedenti 9 anni.
La crescita accelerata si spiega con l´evoluzione degenerata della Protezione civile: 80 milioni più altri 21 più altri 48 arrivano dalla presidenza del Consiglio per opere per i 150 anni dell´Unità d´Italia e poi assegni da 58, 12,8 e 59 milioni vengono staccati per il G8 della Maddalena e i Mondiali di nuoto di Roma. Sovrintende sempre Balducci, le emergenze hanno liberato gli affari.
Nel grande business del 2008 resta una vecchia opera ministeriale da 171 mila euro, ma i fatturati generosi, che consentiranno al Gruppo Anemone di diventare una delle prime imprese edili del paese, arrivano solo con la turboProtezione. La tesi degli investigatori è che Angelo Balducci abbia favorito da sempre Diego Anemone, abbia costruito un rapporto con lui basandosi – da provveditore delle Opere pubbliche del Lazio, poi da presidente del Consiglio superiore – su piccole commesse ministeriali.
Quando Guido Bertolaso ha iniziato a prendere su di sé poteri senza controllo, il suo commissario operativo Balducci ha potuto liberare risorse pubbliche ingenti per il costruttore utile e fedele. Tra l´altro, delle 541 ordinanze firmate dal Governo Berlusconi in sette anni (Prodi ne licenziò 46 in due stagioni), solo il 22 per cento quantificava il valore dell´intervento. Il lavoro della Procura di Perugia per far emergere i volumi degli appalti, oggi, si sta rivelando complesso.
Le nuove carte della Finanza sottolineano come in due occasioni, l´11 giugno 2001 e il 17 maggio 2006, Angelo BalducciBalducci ha assegnato un cantiere ad Anemone nel giorno in cui il governo in forza cadeva. È accaduto con l´Amato bis e poi con il Prodi bis. È come se, ragionano gli inquirenti, il funzionario pubblico temesse che con il cambio di esecutivo potesse variare la struttura operativa dei Lavori pubblici mettendo in discussione il “sistema di privilegio”. Ma i Governi Berlusconi non hanno mai limitato il ruolo di Balducci, offrendogli anzi, con il varo della Superprotezione, un potere assoluto.


Lo schema della cricca
Fonte (L’Unità.it)

Che dal 2001 a oggi ha gestito i grandi appalti pubblici in Italia ormai sembra chiaro: grandi opere – Mondiali di nuoto, G8 alla Maddalena, i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia – in cambio di favori e vari tipi di utilità, semplici tangenti ma anche case, posti di lavori, restauri di immobili fino a cose minime come auto, telefoni, prostitute, in qualche caso massaggi e dintorni. Ricostruita, ancora in parte, anche le geografia delle “tasche” che di volta in volta gestivano ed elargivano le tangenti: le società di prestanomi (Medea, Mida e altre decine, tutte già agli atti); i 240 conti correnti dell’architetto Luigi Zampolini, l’uomo che ha dato il nero per acquistare le case di Scajola, dei figli di Balducci, del generale Pittorru; le alchimie societarie del commercialista Gazzani. «Indaghiamo su altri passaggi di denaro sospetti» dicono gli investigatori riferendosi ad operazioni gemelle a quelle di Scajola. Non quindici come trapelato nei giorni scorsi, ma «meno di una decina». Almeno un paio riguardano l’onorevole Pietro Lunardi tra il 2001 e il 2006 ministro delle Infrastrutture. La ditta di Anemone ristruttura la sua casa di campagna a Basilicanova in provincia di Parma («quei lavori poteva farli solo lui» sostiene l’ex ministro). E nel 2004, grazie all’amicizia con Balducci, Lunardi acquista a prezzo vantaggioso da Propaganda fide (che gestisce il patrimonio immobiliare del Vaticano e di cui Balducci è consulente) un palazzo a Roma in via dei Prefetti. Non è finita qua. Il figlio di Lunardi, Giuseppe, riesce a vendere alla società Iniziative speciali srl un immobile zeppo di abusi in via Sant’Agata dei Goti nel rinomato quartiere Monti a Roma. Iniziative speciali è della madre di Rinaldi (commissario per i Mondiali di nuoto): nel 2007 riceve da Anemone quattro bonifici per un totale di 500 mila euro. Perché?

La lettera anonima va oltre i ministri e porta la cricca dentro il Vaticano. Agli atti ci sono riferimenti ancora non chiari a nomi che sembrano in codice, Angelina e Jessica. È un fatto che Anemone, tramite Balducci, era diventato costruttore di riferimento di Propaganda fide. E che Balducci, tramite monsignor Camaldo fino al ‘97 segretario del cardinal Poletti e oggi prelato d’onore di Sua Santità, avesse un filo diretto e riservato con gli uffici del Pontefice.

La Cricca e quelle coincidenza sospetta sulle date

Fonte (http://www.libertaegiustizia.it/2010/05/20/la-cricca-e-quelle-coincidenza-sospetta-sulle-date/)

Un altro aspetto, meno noto ma ugualmente grave, dello scandalo della cricca che faceva capo al costruttore Diego Anemone, appena scarcerato ma sempre in libertà vigilata, e al direttore generale dei Lavori pubblici Angelo Balducci, che invece resta ancora in carcere, attende da due anni esatti un chiarimento da parte del presidente del Consiglio in persona, Silvio Berlusconi.
In pratica: sarebbe opportuno sapere se, come e quando il gruppo Anemone (consociate e subappaltatori compresi) era in possesso del Nosc, il famoso nulla osta sicurezza complessiva, senza il quale non si possono gestire appalti pubblici in edifici destinati a compiti istituzionali o comunque protetti dal segreto o da apparati appunto di sicurezza.

Già il 27 maggio 2008 il deputato del Pd Antonio Rugghia aveva sollevato la questione in una interrogazione bellamente ignorata dal Cavaliere. Ora Rugghia torna alla carica con un’altra interrogazione, questa volta molto documentata: date, luoghi d’intervento, cifre degli appalti. Dodici esattamente, almeno quelli a conoscenza del deputato democratico che sottolinea come l’inosservanza delle disposizioni (emanate dalla stessa presidenza del Consiglio e la cui esecuzione è affidata agli organi di intelligence) possa comportare danni all’economia, alla difesa e alla sicurezza dello Stato oltre che al patrimonio di tecnologie destinate a garantire l’inviolabilità. E veniamo agli appalti affidati ad Anemone tra il 2002 e il 2009.

– ristrutturazione degli ambienti destinati alla Sala Situazioni, all’area di crisi, agli uffici e all’archivio del ministero dell’Interno; valore dell’appalto: 2 milioni e 494mila euro; 19 settembre 2002;

– adeguamento dei locali sala stampa, sala conferenze e locali limitrofi di Palazzo Chigi, committente la presidenza del Consiglio; valore: 3 milioni e 102mila euro; 13 novembre 2002;

– sistemazione, ristrutturazione, riqualificazione della sala conferenze della palazzina Trevi e della palazzina della direzione dell’Istituto superiore della polizia; valore 999mila euro; 13 novembre 2002;

– ristrutturazione, adeguamento funzionale e finitura dell’edificio demaniale di Villa Madama in uso al cerimoniale diplomatico della presidenza del Consiglio; valore 776mila euro; 22 novembre 2002;

– risanamento igienico ed eliminazione infiltrazioni d’acqua del commissariato di Ps di Santo Stefano del Cacco a Roma, committente il ministero dell’Interno; valore 1 milione e 820mila euro; 30 dicembre 2002;

– riqualificazione scala e corridoi della palazzina dell’Unità di crisi della caserma dei carabinieri Palidoro a Tor di Quinto, Roma; valore 1 milione e 627mila euro; 5 febbraio 2003;

– realizzazione di un ambiente adibito a sala gestione Grandi crisi del ministero dell’Interno; valore 274mila euro; 16 novembre 2003;

– ristrutturazione, adeguamento funzionale e impianti integrati di sicurezza della caserma Zignani, sede del Sisde a Roma; valore circa 8 milioni e mezzo; 28 luglio 2004;

– integrazione degli impianti di sicurezza ancora caserma Zignani; valore 3 milioni e 221mila euro; 27 dicembre 2004;

– realizzazione del nuovo istituto penitenziario di Sassari; valore 43 milioni e 824mila euro; 17 maggio 2006;

– riqualificazione della palazzina di piazza Galeno in Roma in uso al Comando generale della Guardia di finanza; valore 818mila euro; 11 gennaio 2008;

– costruzione del padiglione per i detenuti al 41-bis del carcere di Sassari; valore 14 milioni e 279mila euro; 25 novembre 2009.

E per finire, vi siete per caso chiesti perché sono citate sempre anche le date della concessione degli appalti? Quelle date corrispondono sempre (tranne in un caso: era in corso lo scambio delle consegne con Prodi) alla vigenza di un governo – il secondo, e poi il terzo, e poi quello in carica – presieduto da Silvio Berlusconi; e, particolare non meno significativo, ben spesso lavori appaltati dal ministero dell’Interno sono stati assegnati quando al Viminale c’era Claudio Scajola. Già, quello che acquistò la casa vista Colosseo con ottanta assegni staccati proprio da Anemone…

La cricca e gli incontri col monsignore
Fonte (Corriere della Sera)

Il superteste racconta: portavo il costruttore dal cerimoniere del Papa. Gli incontri di Anemone con monsignor Camaldo. E Don Evaldo rivela: altri sacerdoti sapevano dei soldi
   
Appartamenti trasformati in dimore di lusso grazie alle ristrutturazioni compiute dalle imprese di Diego Anemone. A beneficiarne erano «politici e prelati», così come ha raccontato Laid Ben Hidri Fathi, l’autista di Angelo Balducci, che del costruttore era diventato collaboratore. Di fronte ai magistrati di Perugia l’uomo ha cominciato a fornire dettagli e identità.

E ha svelato: «Ero io ad accompagnare Diego agli incontri con queste persone. Ricordo in particolare che era in rapporti con monsignor Francesco Camaldo». Si tratta del cerimoniere del Papa, per quindici anni segretario particolare del vicario di Roma cardinal Ugo Poletti. I legami con il Vaticano sono uno dei filoni principali dell’indagine sugli appalti dei Grandi eventi, soprattutto dopo la scoperta che una delle «casseforti» dell’imprenditore era gestita da don Evaldo Biasini, 83 anni. Ma anche perché alcune compravendite di case passavano proprio da enti religiosi come «Propaganda Fide», di cui Balducci era consigliere. Dimore che sarebbero state acquistate seguendo la procedura già scoperta nel caso del ministro Claudio Scajola. L’attenzione della Guardia di finanza si concentra su 15 operazioni sospette: trasferimenti di denaro dai conti di Anemone a quelli dei suoi prestanome— in particolare il geometra Zampolini e la segretaria Alida Lucci—e poi trasformati in assegni circolari da versare al momento del rogito.

Gli incontri
Il testimone—che aveva ricevuto il compito di gestire una serie di conti correnti di Anemone e per questo aveva ottenuto anche la delega ai prelevamenti per contanti—non fornisce dettagli sui contenuti dei colloqui. Ma è preciso nel riferire in quali occasioni portò Anemone da monsignor Camaldo. Sinora l’inchiesta aveva fatto emergere una buona conoscenza tra il prelato e Balducci. Tanto che quando il provveditore è stato arrestato, monsignor Camaldo ha commentato: «Sono molto addolorato, è una persona di assoluta limpidezza morale, conosciuta e stimata in Vaticano da tanti anni, sono certo che dimostrerà la sua completa estraneità alle accuse». Adesso si intravede una rete più ampia. Anche perché nel 2008 lo stesso prelato finì nell’inchiesta avviata dal pm Henry John Woodcock su Vittorio Emanuele di Savoia, sospettato di complicità con alcuni faccendieri inseriti nella massoneria. Per quale motivo incontrava Anemone? Tra gli interessi comuni c’erano soltanto acquisiti e ristrutturazioni di appartamenti, come racconta Hidri Fathi? È presumibile che monsignor Camaldo venga ascoltato dai magistrati di Perugia quando saranno terminati gli accertamenti sulle 15 operazioni sospette emerse nell’indagine.

Rogiti e assegni
Nell’elenco delle persone da interrogare c’è anche il notaio Gianluca Napoleone che ha stipulato tutti i rogiti delle operazioni immobiliari gestite dall’architetto Angelo Zampolini. E sono proprio quelle «anomale» movimentazioni di denaro scoperte sui suoi conti presso la Deutsche Bank e su quelli della Lucci a celare — secondo i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi— l’acquisto di case che Anemone avrebbe poi intestato ai politici, ai funzionari statali e a quei religiosi che lo avrebbero agevolato nella concessione degli appalti pubblici, ma anche nei lavori di ristrutturazione di interi stabili. Per questo, oltre alle verifiche effettuate presso istituti di credito e banche dati finanziarie, l’interesse degli investigatori si concentra sulle mappe catastali per rintracciare eventuali cambi di destinazione d’uso e verificare i proprietari degli appartamenti che spesso risultano intestati a società.

I sacerdoti
In questo vorticoso giro di case si inseriscono gli affari gestiti da Balducci e Anemone attraverso «Propaganda Fide» e soprattutto la Congregazione del preziosissimo sangue di cui era economo don Evaldo Biasini, che nella sua cassaforte conservava contanti messi a disposizione del costruttore in caso di emergenza. Il sacerdote, missionario in Africa, ha poi raccontato di aver messo a disposizione del costruttore i conti dell’Ente, di fatto utilizzati per depositare assegni e prelevare contanti.
Leggendo il verbale della perquisizione nella sede dell’Istituto dai Ros, si scopre che oltre a don Evaldo altri preti erano a conoscenza delle strane movimentazioni effettuate per favorire il costruttore. Afferma il sacerdote: «Sui depositi della Congregazione, intestati a me perché rivesto la carica di economo, sono autorizzati ad operare don Giuseppe Montenegro quale rappresentante legale e don Nicola Giampaolo, direttore di Primavera missionaria che ha sede ad Albano Laziale» cioè dove si trova anche la Congregazione.

La cricca e la ricostruzione post-terremoto a San Giuliano 

 Fonte ( http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=il-caso&articolo=43133)

Nella cosiddetta “lista” di Diego Anemone, l’imprenditore finito in manette per essere considerato la “mente” del sistema di corruzione che avrebbe gestito grandi appalti pubblici, c’è un’annotazione che riguarda anche il Molise. Poche parole: “S. Giuliano Scuola Campobasso (il terremoto, il 21 ottobre 2002, distrusse la scuola di S. Giuliano uccidendo 27 bambini e un’insegnante).” A cosa si riferisce? Quale tipo di interesse aveva Anemone su San Giuliano Di Puglia? L’annotazione si trova in un elenco che raccoglie tutti gli interventi edili (di ristrutturazione e ricostruzione) affrontati da Diego Anemone negli uffici pubblici e appartamenti privati della nomenklatura nazionale. NOn va dimenticato che soggetto attuatore della ricostruzione post-terremoto è quel Claudio Rinaldi finito anche lui nei guai nell’inchiesta che vede coinvolto Anemone, funzionari pubblici e anche politici.  Per Rinaldi la Procura di Perugia ha chiesto l’arresto. Le poche parole trovate nella “lista” di Anemone potrebbero aprire squarci importanti sulla gestione della ricostruzione post-terremoto a San Giuliano da parte di Rinaldi, nominato soggetto attuatore con un provvedimento monocratico di Michele Iorio. Le attività e la presenza di Rinaldi in Molise sono ricostruite nei dettagli in un’inchiesta pubblicata sul numero in edicola del mensile nazionale “La Voce delle Voci”. Diego Anemone potrebbe svelare importanti particolari.

Il destino della cricca degli appalti
Fonte (L’Unità.it)

Il destino della cricca degli appalti è appeso all’esito di quindici atti di rogatoria il cui risultato sarà comunicato forse già nella prossima settimana -fine maggio/inizio giugno 2010- ai magistrati della procura di Firenze e di Perugia. Sono quindici “risposte” che le autorità giudiziarie e finanziarie di Lussemburgo sono in procinto di dare ai magistrati italiani e che potrebbero rivelare il percorso delle tangenti della cricca e i loro depositi segreti.. Si potrebbe ad esempio finalmente sapere con certezza da dove arrivano i quasi tre milioni di euro che Anemone ha versato in contanti all’architetto Zampolini il quale a sua volta ha fatto da tramite per l’acquisto delle case dell’ex ministro Scajola, dei figli di Balducci, del generale Pittorru e del dirigente delle Infrastrutture Ettore Incalza.. dieci pagine Nell’atto di rogatoria lungo dieci pagine, spicca anche il nome di Denis Verdini.

Il coordinatore del Pdl nonché titolare di una banca (Il Credito cooperativo fiorentino), indagato per corruzione, è sospettato di essere anche titolare di qualche conto-provvista all’estero. Sospettati di “custodire denaro che proviene da attività illecita”, leggi corruzione, anche l’ex aggiunto della procura di Roma Achille Toro (il giudice è sospettato di essere la talpa della cricca in Procura a Roma) e il figlio Camillo. Con Verdini e Toro padre e figlio, nell’atto giudiziario inviato al Parquet du Tribunal d’arrondissement- Cellule de reinsegnement financier di Lussemburgo, figurano anche i nomi dei funzionari pubblici Balducci, ovviamente, De Santis, Rinaldi e Della Giovampaola; quelli dei costruttori Anemone, De Vito Piscicelli, Carducci, Roberto Bartolomei; degli avvocati Cerruti e Azzopardi, dell’architetto fiorentino Casamonti e del commercialista Gazzani (indagato per riciclaggio con Rinaldi), nel cui computer sono stati trovati elenchi e resoconti di prestazioni professionali, appalti e passaggi di denaro.

Nella richiesta spicca anche il nome di don Evaldo Biasini “soggetto – si legge – che è risultato essere prestanome di alcuni degli indagati per conti dei quali gestisce ingenti somme di denaro”. L’Unità ha già raccontato l’intensa attività del sacerdote economo dei Missionari del Preziosissimo sangue che, 83 anni, dal Duemila in poi ha gestito circa dieci milioni di euro di Anemone e Della Giovampaola depositando (riciclando?) quei soldi nei conti correnti delle offerte per le missioni presso uno sportello della Banca delle Marche a Roma.

La novità oggi è che don Evaldo potrebbe essere prestanome e custode anche all’estero di altri conti. Di prestanome, del resto, pullula l’inchiesta sulla cricca che ha gestitogli appalti pubblici in Italia negli ultimi dieci anni. Balducci ha un conto presso il Bank Julius di Zurigo grazie ai prestanome Roberto Di Mario e Maria Letizia Confronte. La segretaria di Anemone Alida Lucci è titolare di circa trenta conti correnti. Un fiume di denaro che gli investigatori perugini stanno cominciando a rintracciare nei 1.143 rapporti bancari, di cui 263 conti correnti, intrattenuti da Balducci, Anemone, da amici, parenti e intermediari. Novità, in settimana, anche dallo sviluppo delle otto operazioni sospette segnalate dalla Banca d’Italia che coinvolgono anche altri costruttori come Bruno Ciolfi (Igit) e Carducci, partner di Anemone in vari appalti dei Grandi Eventi.

ANEMONE APPALTI PUBBLICI CON CRICCA PARENTALE – BALLARO’ 18/05/2010

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: