Contaminazione

Sacco, veleno nel sangue degli esseri umani

Trovate tracce rilevanti di betaesaclorocicloesano in chi vive a meno di 1 km dal fiume

Beta-esaclorocicloesano nel sangue degli esseri umani che vivono nei pressi del fiume Sacco, tra Colleferro e il nord della Ciociaria. E’ la drammatica realtà emersa dall’indagine svolta durante tutto il 2008 dal Dipartimento di Epidemiologia della Asl Rm E per conto della Regione Lazio.

«L’analisi statistica dei dati – si legge nella relazione conclusiva del dipartimento – ha messo in evidenza valori di beta-hch più elevati per coloro che risiedono in prossimità (entro un km) del fiume Sacco, con valori più che doppi rispetto alle altre aree». Il tono usato dal responsabile del dipartimento di epidemiologia della Asl Rm E è soft ma la situazione è grave: mai era stata riscontrata dopo un disastro ambientale comparabile con quello del fiume Sacco una simile concentrazione ematica di sostanze tossiche.

Nella letteratura medica vi sono solo due casi simili, uno in Belgio e uno in Giappone, ma in quei casi la presenza delle sostanze tossiche nel sangue umano era sì sopra la norma, ma decisamente più bassa a quella riscontrata nell’area del Sacco. La notizia è stata comunicata agli amministratori alla fine di novembre del 2008 nel corso di una conferenza di servizio appositamente convocata, ma nulla era trapelato.
Uno degli obiettivi dello studio «era valutare la concentrazione ematica di diverse sostanze tossiche nella popolazione della Valle del Sacco», spiega la relazione. Sono state definite quattro aree in rapporto alla possibile contaminazione: fino a un km dal fiume nei Comuni di Colleferro, Segni, Gavignano, Sgurgola e Morolo; fino a un km dall’impianto industriale di Colleferro della Snia Bpd, Colleferro e aree rurali di Gavignano e Segni; centri abitati di Gavignano e Segni.

I partecipanti allo studio sono stati sottoposti a un questionario e circa 700 di loro sono stati sottoposti alle analisi del sangue. Tra le varie sostanze tossiche ricercate è emersa la presenza di valori elevati di beta-esacolorocicloesano nei sogetti che risiedono entro un chilometro dal corso d’acqua. «Le persone che hanno risioeduto lungo il fiume hanno assorbito e accumulato nel tempo pesticidi organo clorurati soprattutto tramite via alimentare», è la drammatica conclusione emersa dall’indagine.

«L’estesa indagine di biomonitoraggio ha dimostrato una contaminazione umana di carattere cronico da betaesaclorocicloesano, sostanza organica persistente derivante da rifiuti tossici industriali, tra i residenti in prossimità del fiume». E’ adesso? I fondi stanziati per l’indagine epidemoliogica sono finiti e non è chiaro se lo studio avra un seguito. I sindaci si chiedono se, come dovrebbe, verranno sottoposti ad analisi tutti i residenti lungo il fiume; e soprattutto: come verranno curate le persone contaminate?

 

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