Corruzione. Un verminaio che infetta l’Italia degli onesti

La relazione della Corte dei Conti all’inaugurazione dell’anno giudiziario della giustizia amministrativa ci da un quadro agghiacciante della corruzione in Italia, descrivendo sperperi del denaro pubblico enormi in settori quali la sanità, le consulenze, i rifiuti. Questo disastroso stato di cose non è una novità, visto che eminenti organismi internazionali è da tempo che ci avvertono, come se ne avessimo bisogno, del dilagare della corruzione nel nostro paese.
Discutere di corruzione è di vitale importanza, visto che il rapporto globale sulla corruzione per il 2008 di Transparency International dimostra che la corruzione comporta sempre una condizione di vita peggiorativa per i cittadini, nello specifico tale rapporto si concentra sull’aspetto dell’accesso inadeguato alle risorse idriche e sulle drammatiche conseguenze per la vita umana e il suo sviluppo, ma la corruzione tocca ogni settore della vita pubblica. In questo rapporto l’Italia viene posta alla 42ma posizione, subito sopra la Malesia e il Sud Africa. Sempre secondo Transparency International la corruzione in Italia divorerebbe almeno 50 miliardi di euro l’anno, più di una finanziaria.

Per quanto riguarda la lotta alla corruzione, secondo quanto accertato dal Worldwide governance indicators  l’Italia è assieme alla Grecia in coda ai Paesi UE. Secondo le rilevazioni della Banca Mondiale del 2007, la lotta alla corruzione in Italia è nuovamente in discesa, tanto che in fatto di trasparenza è stata superata da paesi dell’Europa dell’Est quali Lituania, Lettonia, Estonia, Ungheria, Repubblica Ceca.
Nel dicembre 2007 l’Alto commissario Achille Serra scrisse che il sistema della corruzione “esce danneggiato ma non scardinato dalle inchieste giudiziarie degli anni Novanta. Secondo alcuni, dopo il primo momento, il sistema ha avuto la forza di reagire e riorganizzarsi secondo tecniche e modelli più sofisticati e difficili da scoprire. Chiusa la stagione di Mani pulite non si è proceduto alle necessarie riforme strutturali che agendo sulla prevenzione avrebbero potuto arginare il fenomeno, intervenendo sulle opportunità di corruzione”.
Paradossalmente i reati di concussione e corruzione sembrano in diminuzione, ma il fenomeno è dovuto innanzitutto alla parziale depenalizzazione di questi reati, alla perdita di consistenza dell’azione della polizia e della magistratura, ma soprattutto ad una differenziazione delle pratiche illegali, per cui reati come le truffe ai danni dello Stato e della Comunità Europea hanno subito incrementi notevoli, oltre il 100%.

Ed ecco che in questo quadro interviene, a conferma di tutto ciò, l’eminente voce della Corte dei Conti che dipinge una corruzione diffusa nel settore sanitario, dei rifiuti, dei contributi comunitari, delle opere edilizie incompiute, spesso studiate al solo scopo di far girare tangenti. La corruzione è molto elevata, ma rispetto agli anni passati, pensiamo ai tempi di tangentopoli, si è modificata. Una volta era per lo più corruzione di partito, realizzata dalle segreterie dei partiti a favore dei partiti, oggi è per lo più individuale, realizzata da singole persone a proprio esclusivo favore.
Se a tutto ciò aggiungiamo che siamo in presenza di una diminuzione costante delle risorse a disposizione, specialmente per quanto riguarda la pubblica amministrazione, è doveroso un maggiore controllo al fine di evitare sprechi e ruberie che ovviamente finirebbero per incidere drammaticamente sul livello di vita dei cittadini, andando a colpire la sopravvivenza stessa della democrazia.

Un altro aspetto decisamente opinabile, se non deleterio, è dato dalla sempre più ricorrente pratica delle politiche speculative (pensiamo all’uso di derivati), specialmente per quanto riguarda gli enti locali, politiche determinate dall’intento di ottenere vantaggi immediati in termini di liquidità (con ciò mostrando bilanci formalmente a posto ma sostanzialmente in perdita) a scapito degli equilibri futuri. Scaricare il pagamento dei debiti sulle future amministrazioni, dilazionare nel tempo i debiti, comporta un vantaggio presente solo cartaceo, con notevoli rischi, invece, per le amministrazioni future che si troveranno a dover far fronte a debiti non più gestibili. È un modo come un altro di scaricare sui giovani i problemi dell’oggi, e tanti Comuni sono giunti sull’orlo del fallimento proprio per politiche di questo genere.
Spesso gli sprechi sono dovuti alla diffusa esigenza di creare un bacino elettorale ai politici, nazionali e locali, i quali poi ripagano il voto ricevuto con favori di vario genere, purtroppo sempre e comunque a carico della cittadinanza. Alla fine i conti li dovranno ripagare sempre i cittadini, e un Comune in dissesto comporta sempre notevoli disagi per tutta la popolazione.
E in tutto ciò, quello che davvero stupisce è l’assenza quasi di allarmanti dichiarazioni da parte dei politici di governo ed opposizione, che dovrebbero prendersi carico della pesante situazione e porvi rimedio, e invece pare che si preoccupino di ben altre cose, ad esempio limitare la possibilità dei magistrati di intercettare, con ciò impedendo proprio le indagini sui reati di corruzione e simili, e facendo sì che i poliziotti scomodi possano essere trasferiti senza più la necessità del visto del magistrato con il quale quel poliziotto collabora.

La corruzione, e in genere i comportamenti illegali, si può impedire aumentando il rischio, percepito dai potenziali criminali, di essere arrestati, condannati e vedersi confiscati i propri proventi illeciti, e riducendo le opportunità che ne facilitano la realizzazione. Con riferimento alla corruzione, ciò significa che ogni Stato necessita tanto di un sistema di giustizia penale efficace, quanto di un ambiente normativo e sociale in cui siano presenti trasparenza, semplicità amministrativa, cultura della legalità, coesione tra i cittadini, senso delle istituzioni. La caratteristica della corruzione è che è posta in essere da membri delle istituzioni in genere, che sono in posizioni elevate nella gerarchia del potere, ed è ovviamente sommersa. E spesso serve allo scopo di realizzare un vantaggio per una azienda, una maggiore competitività ad esempio, a discapito delle altre aziende in competizione nello stesso mercato. La corruzione, insomma, tende a favorire le aziende peggiori a discapito delle migliori che vengono svantaggiate ed escono dal mercato. Questo comporta necessariamente una ricaduta negativa sul mercato del lavoro, perché una azienda che si mantiene solo grazie alla corruzione ovviamente non è competitiva e non è in grado di mantenere molti lavoratori, se non drenando continue risorse dallo Stato, sempre tramite il meccanismo della corruzione.

Ci sono molti studi sulla corruzione e i suoi motivi, alcuni parlano di perdita di credibilità delle regole sociali che genera disagio e condotta antisociale, e conseguente caduta di fiducia nella legalità e nelle istituzioni, a seguito della quale si genera il diffuso fenomeno del clientelismo e della correlata corruzione che ne è la diretta conseguenza. Secondo altri la corruzione sarebbe la conseguenza di una scarsa trasparenza negli ambiti della vita pubblica e della continua ingerenza della politica negli ambiti economici.
In ogni caso il compito di risolvere il problema è demandato alla politica, che ha la funzione di moralizzatrice della vita pubblica, non alla magistratura che può e deve intervenire solo in una fase repressiva. Anzi, potremmo dire che la magistratura oggi paga una ridotta credibilità e fiducia da parte dei cittadini, proprio per essersi ingerita nella attività di repressione della corruzione. È ovvio che, dato che la corruzione rimane comunque a livelli elevatissimi, l’opera repressiva della magistratura non ha avuto un effetto durevole sulle attività illecite di questo tipo, per cui necessita un’opera preventiva. Questo spetta alla politica nel momento in cui si renderà conto di questa  necessità, ovviamente avendone le forze, visto che la corruzione tocca principalmente proprio la politica.
Cambiare per ridurre la corruzione non è utile al politico corrotto né, in un certo senso, a quello non corrotto. Quest’ultimo, infatti, può fare della lotta alla corruzione un’arma per ottenere consenso elettorale fino a quando esisteranno politici corrotti e, inoltre, detiene il potere di ricattare gli avversari politici sprovvisti del suo rigore morale. Inoltre, essendo la riduzione della corruzione un progetto rischioso, perché complicato ed incerto nei risultati, chi lo intraprende si assume il rischio di un possibile fallimento politico.
Uno degli aspetti più utili sarebbe di considerare nuovi mezzi di controllo dell’operato della pubblica amministrazione, non più e non solo in termini di legalità, ma anche in termini di efficacia, cioè si dovrebbero analizzare e valutare i risultati dell’opera della pubblica amministrazione, per cui un’opera sostanzialmente inutile, ma studiata e realizzata al solo scopo di far girare tangenti, dovrebbe comportare una responsabilità a vari livelli degli amministratori coinvolti nella medesima.
Altro punto fondamentale è separare il processo di selezione dei dipendenti pubblici
dalla leadership politica, proprio al fine di impedire il diffuso fenomeno del clientelismo. Ed infine è necessaria una maggiore trasparenza nell’attività della pubblica amministrazione, che deve comunque consentire, sempre, il controllo dei cittadini sulle scelte decisionali. Solo in questo modo si può avere finalmente qualche risultato positivo nella lotta alla corruzione.

Un ultimo elemento che ci preme sottolineare è che la corruzione è in parte legata al fenomeno del basso costo morale per corrotti e corruttori. Il costo morale è quel costo che una persona paga quando la sua condotta illegale viene considerata riprovevole anche dal suo gruppo di riferimento, cioè da quella cerchia sociale da cui è o vuole essere stimato (gli amici, i colleghi di lavoro, gli appartenenti ad una categoria professionale, gli iscritti ad un partito, ecc….). Se il gruppo di riferimento, che permette la socializzazione della persona durante la sua età matura ed è la fonte principale di riconoscimento della sua identità, non ritiene riprovevoli gli atti illeciti, nella fattispecie gli atti di corruzione, li tollera, o addirittura li favorisce in modo diretto o indiretto, l’individuo stesso sarà portato a commetterli. A parità di occasioni di corruzione e di rischio dovuto al sistema penale, un cittadino violerebbe le leggi tanto più è basso il rischio di perdere la propria rispettabilità all’interno del suo gruppo di riconoscimento che, per lui, conta più di tutto. In questo senso si può intervenire solo tramite l’educazione scolastica, anche se i mass-media hanno un certo peso nella modifica dei valori di riferimento della società.
Ovviamente, è ben difficile pensare di poter cambiare in poco tempo i valori di riferimento di una società o parti di essa, per cui sarebbe necessario intervenire in modo da rendere conveniente le azioni legali e corrette, a dispetto di quelle illegali. L’esempio classico è dato proprio dallo strumento repressivo. Se agire illegalmente comporta svantaggi certi e consistenti (pene sicure e dure, come confisca di beni, carcere, ecc…), è ovvio che a lungo andare l’atteggiamento di rispetto della norma diventa comune. Se invece si fa in modo da impedire l’azione repressiva della magistratura, cosa che certamente conviene ai politici e agli imprenditori che vivono di corruzione, si innesca un meccanismo perverso che fa diventare tollerato ed usuale il violare le norme.
Altro esempio, se un partito politico dovesse obbligatoriamente porsi dei codici di condotta (ad esempio vietare la candidatura a persone condannate per reati) al fine di ottenere dei finanziamenti, sarebbe facile attendersi che tutti i partiti politici percorrano questa strada.
Inizialmente i cittadini sceglieranno di comportarsi secondo la legge per convenienza, ma col tempo questi valori sarebbero interiorizzati e diverrebbero valori etici diffusi e trasmessi di generazione in generazione.

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