IL CORAGGIO DI TERESA

Teresa Buonocore è morta, uccisa per proteggere la sua bambina, e per proteggerne le altre, ed è doveroso abbracciare e solidarizzare con i figli, e onorare il coraggio di Teresa.

 Si deve dire di più quando una donna muore essendo l’ultima vittima per aver avuto il  coraggio di  denunciare, di ribellarsi ed ha investito su una risposta che dallo Stato non è venuta. Non si tratta di fatalità, come non lo è stata per Matilde Sorrentino, nemmeno a dirlo, uccisa con modalità camorristiche, per aver difeso i figli di tutte dagli orchi di Torre Annunziata.

Teresa Buonocore è l’ultima donna vittima di una lunga teoria di uccisioni, nella quale la straordinaria coincidenza tra un evidente fare camorristico dei carnefici, il mutismo dei testimoni occasionali e l’autodifesa in solitudine delinea la qualità del patto sociale. Teresa ha avuto coraggio,  ha elargito dignità, pagando nei tribunali e fuori, fino ad essere soppressa,  per aver denunciato una violenza.

Come in molta parte della difesa dei diritti delle cittadine, lo Stato Italiano è flebilmente presente, c’è tanto da fare nel nostro paese, a partire dai luoghi dove la proprietà sulle persone  e la pretesa del silenzio esibiscono l’affronto aperto alla sovranità dello Stato di diritto. Non si tratta solo del Sud, o almeno si tratta di quel sud che è ovunque  la comunità nazionale individua nella vittima “la colpa di avere avuto troppo coraggio”,  dunque  è una cittadina di serie b, una donna.

Se i cittadini sono spettatori, non parlano, se le vittime sono sole, se alle donne viene chiesto il coraggio di morire, se lo Stato protesta come un comune cittadino e come quello si rifugia nella retorica, vuol dire che manca qualcosa. Nella difesa di molti diritti manca qualcosa, ma quel qualcosa che manca nel caso delle uccisioni sistematiche delle donne è la presenza  dello Stato.

Contro le violenze sulle donne e la loro uccisione, non è avvenuto nulla di più che l’introduzione di una parola, che sembra uno spot “stalking”, che andrebbe sostituito con “ persecuzione”.                                                                                                                                    L’omicidio di Teresa Buonocore era stato pianificato fin nei minimi particolari. La donna, come ha confermato il capo della Squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani, era stata seguita in attesa del momento giusto per aprire il fuoco. Quattro colpi calibro 9×21, che hanno raggiunto la vittima al volto, alla testa ed alle braccia e non le hanno lasciato scampo. Ancora non c’è certezza sul mandante, ma sembra fuori dubbio che il delitto sia stato deciso per punire la donna di aver testimoniato e di essersi costituita parte civile nel processo contro lo stupratore di usa figlia, condannato in primo grado a 15 anni perché accusato di aver violentato, sul terrazzino di casa, due bambine  di otto anni. La notte prima dell’omicidio della donna,  i presunti killer, si erano incontrati in una discoteca di un lido di Portici.

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