La società pubblica GAIA e i 48 sindaci ladroni

Dalle audizioni della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” emergono scenari inquietanti sulla gestione dei rifiuti nel Lazio.

Al centro dell’attenzione è sempre GAIA, la società pubblica di proprietà di 48 comuni dei Castelli Romani e della zona di Frosinone.

La società pubblica GAIA, fiore all’occhiello di 48 Sindaci del Lazio, è riuscita a farsi incriminare per ipotesi di truffa, frode e corruzione, emissione di fatture false, truffa ai danni dello stato e bancarotta fraudolenta.

In particolare, la storia della truffa di 30 milioni di euro per la discarica inesistente di Colleferro, con tanto di esibizione di fatture false dei lavori eseguiti e di dichiarazioni bollate che era costruita a regola d’arte, fa impallidire anche Totò con la famosa vendita della Fontana di Trevi.

Ma sentiamo il racconto del dottor Giuseppe Travaglini, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri: “Da lì è iniziato un approfondimento, in modo particolare su alcuni finanziamenti riguardanti la costruzione della seconda discarica a Colleferro. Questa seconda discarica – che è stata finanziata per oltre 30 milioni di euro nel 2004 e che risulta dalle dichiarazioni del legale rappresentante della società già in opera e completamente edificata nel 2005 – oggi a Colleferro non esiste. Per la verità, non esiste neanche il progetto esecutivo di quella discarica. Non esiste assolutamente niente. Eppure, sono state giustificate spese per circa 30 milioni di euro, tramite esibizione di fatture”.

Ma che ruolo hanno avuto in questa vicenda i 48 Sindaci proprietari di GAIA?

La senatrice Daniela Mazzuconi non ha dubbi: i 48 Sindaci non potevano non sapere.

“Siamo in presenza di una società che è stata definita pubblica. O meglio, di una società di diritto privato, che ha soci pubblici.Le chiedo se sia possibile che nella vicenda narrata ci si possa trovare di fronte solo a questioni legate all’amministratore delegato e ad alcuni consiglieri (neanche a tutti, perché alcuni avevano un potere limitato, la cui natura non è ben chiara). Esiste un’ assemblea di soci che, normalmente, secondo gli statuti, ha una qualche responsabilità sia nell’indicare le politiche della società, sia nell’approvare i bilanci e quant’altro.Mi chiedo se sia possibile che i soci fossero completamente all’oscuro. Non conoscendo quella realtà territoriale, immagino che, o siamo di fronte a soci assolutamente incompetenti e incapaci di cogliere quanto veniva detto, cioè che sussistevano falsi così palesi per cui i soci stessi avrebbero dovuto costituirsi contro i propri amministratori, oppure si deve ipotizzare una qualche responsabilità, non solo di natura politica, in capo almeno a una parte dei soci. Questi ultimi, pur essendo soggetti pubblici, avevano infatti nominato quel consiglio d’amministrazione e quell’amministratore delegato.Questa considerazione, che vale per tutti gli altri aspetti di questa vicenda e non solo per quello odierno, mi comincia a risuonare in testa e nel cuore troppo spesso”.

E’ ora di cominciare a pubblicare i nomi e le responsabilità dei 48 Sindaci “inceneritoristi” dei
Castelli Romani e della zona di Frosinone.

Perchè Antonio Rugghia, autorevole senatore dei Castelli Romani, non dice nulla sul ruolo indecente tenuto da 48 (quarantotto) Sindaci della zona?

La vicenda di GAIA dimostra che il sistema dell’incenerimento è “un modello che genera spaventevoli costi per l’amministratore comunale e per i cittadini e che innesca una serie di reati a catena”.

Nel Lazio non si produce CDR, ma Marrazzo ha previsto 12 linee di incenerimento (tre a Malagrotta, due a Colleferro, tre a San Vittore, tre ad Albano).

E’ possibile che una scelta così pericolosa, che espone la Regione ad un aumento esponenziale di reati e di illegalità, sia stata presa da una sola persona, tra l’altro sottoposta a continui e ripetuti ricatti per storie di trans e di filmini porno?

Leggi l’Audizione del dottor Giuseppe Travaglini, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri.

fonte (qui)

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