Le relazioni pericolose tra pillola e pompelmo

Davvero mangiare pompelmo se si prende la pillola mette a rischio trombosi? Un caso riportato da “The Lancet” innesca il dibattito.

rota 2La notizia proviene dall’autorevole rivista medica The Lancet, che ha descritto la vicenda di una donna di 42 anni che da qualche giorno seguiva una dieta povera di calorie e ricca di succo di pompelmo e prendeva abitualmente la pillola anticoncezionale. Dopo un lungo viaggio in auto ha avuto una drammatica trombosi della gamba. La storia è finita bene, ma cosa è successo? Pillola contraccettiva e succo di pompelmo è un’ssociazione che può mettere in crisi le donne?
Il succo di pompelmo effettivamente blocca un enzima che ha il compito di smaltire gli estrogeni, ormoni contenuti nella pillola. Questo blocco potrebbe, quindi, aver provocato un rialzo dei livelli di estrogeni nel sangue che, a loro volta, hanno contribuito a una coagulazione “difettosa”. Ma la signora aveva anche una mutazione genetica del fattore V della coagulazione, che la predisponeva a sviluppare la trombosi, e non ne era al corrente. Ed è da tempo che gli esperti segnalano che l’uso della pillola anticoncezionale può facilitare l’insorgere di una trombosi nelle vene delle gambe, un evento da non sottovalutare, poiché rappresenta la terza malattia cardiovascolare più diffusa dopo infarto e ictus, colpisce circa 100mila persone l’anno ed è in continuo aumento, specie per il diffondersi degli interventi chirurgici e dei viaggi intercontinentali, che rappresentano anch’essi fattori di rischio.
Abbiamo, quindi, approfondito l’argomento con la dott.ssa Lidia Rota Vender, responsabile del Centro Trombosi di Humanitas e Presidente di ALT- Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari.

Dottoressa Rota, i contraccettivi ormonali non vanno propriamente d’accordo con la trombosi?
“Gli ormoni contenuti nella pillola aumentano la tendenza del sangue a coagulare, ma non causano la trombosi, altrimenti non verrebbero prescritti a nessuna donna. Le malattie da trombosi non sono causate da un killer isolato, ma da una squadra di complici. Perché si formi un coagulo in una vena devono esserci almeno tre fattori, cioè un rallentamento della circolazione del sangue, un aumento della tendenza del sangue a coagulare e una sofferenza della parete interna dei vasi. Solo così il sangue perde il controllo e coagula quando non dovrebbe. In effetti, gli ormoni provocano una perdita di tono delle vene e riducono gli anticoagulanti naturali, come la proteina S, che viene prodotta dal fegato”.

Quindi, basta pillola per tutte?
“Non è questa la soluzione. Una gravidanza produce comunque uno stato di ipercoagulabilità del sangue e, se indesiderata, ha effetti devastanti non solo fisici, ma anche psicologici. Evitare la pillola, quindi, non ha senso, ma valutare, prima di prenderla, il proprio rischio di andare incontro a una trombosi ne ha, e molto. Dovrebbero, infatti, evitare la pillola le donne che hanno già avuto un episodio di trombosi e dovrebbero prenderla solo dopo opportuni accertamenti le donne che hanno avuto in famiglia casi di trombosi, per esempio nella madre, nel padre o in un fratello o sorella. Lo stesso vale anche per gli ormoni consigliati per ritardare la menopausa (terapia ormonale sostitutiva o HRT)”.

Chi rischia di più?
“Chi ha più fattori di rischio: l’eccesso di grasso sulle gambe e sull’addome rallenta il ritorno del sangue al cuore, il fumo di sigaretta infiamma le pareti interne dei vasi, gli interventi chirurgici e l’allattamento prolungato aumentano il rischio di trombosi, le malattie infiammatorie croniche come la colite alterano l’equilibrio del sangue, la gravidanza e il parto costituiscono una situazione di rischio particolarmente elevato (ma non tutte le donne che partoriscono hanno una trombosi). Conta molto anche l’equilibrio del sistema della coagulazione ereditato dai genitori. Da qui l’importanza di conoscere la storia della propria famiglia. Anche i lunghi viaggi, in aereo (ma anche in auto), possono predisporre a una trombosi venosa, probabilmente a causa della permanenza per molte ore in spazi ristretti, che impediscono il movimento delle gambe, e in condizioni di scarsa idratazione, con indumenti stretti all’inguine, come biancheria o jeans, o che rallentano la circolazione nelle vene delle gambe, come gli stivali”.

Quali sono i sintomi che devono allertare?
“Un dolore acuto al polpaccio, come un crampo, la gamba che si gonfia e appare un cordone rosso e dolente lungo il decorso di una vena. Nei casi più gravi il cuore accelera il battito, si avverte una sensazione di peso al petto, dolore al dorso, strisce di sangue nel catarro (sono il segno che una parte del trombo si è staccata ed è finita nel polmone). Purtroppo la trombosi è una malattia subdola e i sintomi possono essere molto sfumati o addirittura impercettibili”.

Perché “predilige” le donne?
“Le donne sono più protette degli uomini a livello cardiovascolare per via del diverso assetto ormonale durante la vita fertile (fino ai 50 anni circa) e può darsi che si siano sopravvalutate, dimenticando l’attività fisica, aumentando di peso, imparando a fumare e a subire lo stress senza controllare i livelli di colesterolo nel sangue e la pressione. In più, spesso utilizzano preparati ormonali. La donna, però, dopo i 50 anni perde il suo vantaggio e si ritrova con abitudini difficili da correggere e che la mettono, quindi, a rischio”.

Possiamo aiutare le donne ad evitare una trombosi?
“Sì, ma è importante che le donne facciano la loro parte e investano nella propria salute fin da giovani, scegliendo uno stile di vita intelligente e sano (e non per questo sgradevole). Prevenire la trombosi e le malattie drammatiche che questa provoca è così semplice da sembrare banale: controllo del peso, attività fisica quotidiana (camminate, nuoto, ballo), alimentazione sana ed equilibrata e un occhio alla storia di famiglia. Nel sospetto ci sia una predisposizione, il medico può prescrivere un approfondimento con esami che mirano ad escludere un assetto genetico famigliare. Non è detto, comunque, che una mutazione di un fattore della coagulazione debba per forza provocare una trombosi, dipende sempre dalla squadra dei complici coinvolti. E alcuni possono essere eliminati (fumo, sovrappeso), mentre per altri basta tenerne conto per proteggere la paziente quando si trova esposta a situazioni di rischio”.

A cura di Lucrezia Zaccaria

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