Pale Eoliche sui terreni del Sindaco del Comune di Sant’Agata

L’articolo del Messaggero e quello di Tatiana Bellizzi sulle news di Foggia che riportiamo in calce,  come molti altri articoli sull’argomento tendono a criminalizzare il settore delle energie rinnovabili. Come è demenziale utilizzare le infiltrazioni mafiose all’interno del comparto delle energie rinnovabili tanto per dimostrare che non vale la pena inseguirle e che magari è più utile, per l’energia, utilizzare il Turbogas, l’Inceneritore  o il Nucleare.
Qualcuno dei grandi combattenti contro l’eolico e il fotovoltaico, come Sgarbi, quando dichiarano che nel Trapanese preferiscono gli impianti per la trivellazione di petrolio piuttosto che le pale eoliche, credo che si autodenuncino da soli per la loro portata culturale.
Siamo tutti d’accordo nel non eccedere, perché se il risparmio energetico è un obiettivo importante su cui puntare per il futuro, bisogna stare attenti che questo non comporti un eccessivo ‘consumo’ di territorio.
Per questo urge un regolamento specifico perché gli impianti delle energie rinnovabili siano rispettosi del paesaggio, senza che un’installazione indiscriminata possa deturpare i terreni, il paesaggio stesso e le colture. Siamo perciò favorevoli al diffondersi delle energie alternative RINNOVABILI, ma è necessario che gli strumenti urbanistici dei Comuni , Provincie e Regioni si facciano carico di scegliere le porzioni di territorio aperto meno produttive e svantaggiate.
 
 

Sant’Agata di Puglia: 14 indagati per la realizzazione di un parco eolico
Tra le persone coinvolte nell’inchiesta anche il sindaco, vice sindaco e amministratori

Sono 14 persone coinvolte nell’operazione “Turbines Walking”, condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Polizia Provinciale di Foggia, blitz finalizzato alla prevenzione e alla repressione dei reati ambientali.

Al centro del filone di inchiesta il parco eolico di Sant’Agata di Puglia situato, più precisamente, tra le località “Taverna La Storta e Serre del Vento”. Un mega parco costituito da un centinaio di pale, 51 delle quali sequestrate insieme a 4 cabine di trasformazione e 5 torri. Ma oggi si è abbattuta una vera e propria bufera giudiziaria sull’amministrazione del comune del subappennino. Tra gli indagati, infatti – così come informano gli inquirenti – anche il sindaco, il vicesindaco e parte dei componenti della giunta e del consiglio. Non solo nei confronti del responsabile dell’ufficio tecnico del comune santagatese gli inquirenti hanno spiccato un’ordinanza di misura cautelare interdittiva, in pratica è stato sospeso dall’esercizio di pubblico ufficio. Per tutti, inoltre, i reati contestati, sono, a vario titolo: abuso d’ufficio, falso ideologico, abusi edilizi e paesaggistici. Secondo quanto accertato dalle indagini venivano rilasciate illegittime autorizzazioni a costruire e firmate delibere al fine di tratte vantaggi patrimoniali privati. In alcuni casi – dicono gli investigatori – le pale erano state installate in terreni ‘riconducibili proprio alle 14 persone indagate’ – così come è emerso nel corso della conferenza stampa. Spesso, invece, venivano montate senza neppure rispettare la distanza minima tra una e l’altra; spesso ancora gli aerogeneratori venivano piazzati a ridosso di casolari e abitazioni. Le indagini sono partite nell’estate del 2009, dopo l’esposto di un cittadino che riteneva di aver subito “un’ invasione” nel suo terreno dopo dell’istallazione di una pala eolica.

Il vento degli sprechi Costi alti, affari d’oro e poca energia

Ma perché il Far West dell’eolico conosca uno stop, ci vogliono almeno i piani regionali, tutti ancora da approvare, Per ora, chi si alza per primo mette la pala. Per sfuggire persino alla Valutazione di impatto ambientale, tedeschi, spagnoli e americani hanno già scoperto il trucco: spaccano un progetto di parco eolico in quattro-cinque spezzoni, scendono sotto la soglia prevista, e così se la cavano con una semplice, unilaterale Dichiarazione di impatto ambientale al comune che li ospita. Non c’è piano regolatore da rispettare, c’è solo da avvicinare il famoso “sviluppatore” in loco, che ha già scelto l’area, ha già valutato i vincoli paesaggistici e soprattutto ha già contattato gli amministratori locali. E comincia così il valzer del terreni scelti, quello sì, questo no, per distese infinite come solo il nostro Appennino regala. Ma la gente si ribella. Contro i parchi eolici spuntano comitati a ogni piazza, a ogni tavolino di bar, a Nardò, a Mazara, a Cosenza, a Crotone, a Otranto. E con i comitati spuntano le inchieste delle magistratura. A parte quella famosa aperta in Sardegna -quella di Flavio Carboni, per intenderci- è tutto un fiorire di nuovi fascicoli: ancora a Crotone, a Sant’Agata di Puglia, in Molise, a Trapani, dove allo “sviluppatore” Vito Nicastri, re del vento di Sicilia e Calabria e ritenuto longa manus del boss Matteo Messina Denaro, hanno sequestrato un patrimonio di 1.5 miliardi.

Impegno Civico per Artena

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