Sorpresa nel rubinetto: l’acqua del Lazio fatturata a prezzi irregolari in 36 comuni

Ignorata la legge Galli. Per 8 anni bollette «gonfiate» fino a 1.500 euro in più. Un salasso da 150 milioni
Ora l’Unione consumatori prepara una class action

Rubinetto pubblico (da Grandain.com)
Rubinetto pubblico (da Grandain.com)

ROMA – L’acqua del Lazio costa troppo. Da otto anni l’ente erogatore emetterebbe fatture irregolari, applicando tariffe arbitrarie. Tra bollette salate e rimborsi latitanti, si aggira intorno ai 150 milioni di euro la cifra che, secondo l’Unione Nazionale Consumatori (Unc), ben 36 Comuni del Lazio dovrebbero restituire ai quei cittadini che, fino ad oggi, hanno pagato bollette molto più alte del dovuto. Tutto nasce dalla mancata applicazione di una legge e di una delibera del Cipe vecchie di oltre dieci anni.

Una tabella dell'Ato 2
Una tabella dell’Ato 2

«AMBITO TERRITORIALE 2» – Prima la legge Galli – varata nel 1994 – poi la delibera Cipe 93/2001 e i regolamenti regionali

 

 

 

 

 

 

«AMBITO TERRITORIALE 2» – Prima la legge Galli – varata nel 1994 – poi la delibera Cipe 93/2001 e i regolamenti regionali prevedevano infatti tariffe dell’acqua uniformi e uguali per tutti i residenti in base agli ambiti territoriali, e imponeva la «tariffa agevolata» prevista per famiglie che avessero consumi fino a un massimo annuale di 92 m³. La signora N. del comune di Affile, nel 2009 si è vista recapitare una bolletta dell’acqua di 420 euro, cifra calcolata da Acea a partire dalla «tariffa base». Se invece la fattura fosse stata stilata partendo dalla «tariffa agevolata» voluta dalla norma, quella bolletta sarebbe stata di 32 euro in meno, e l’importo totale di 388 euro.
Appare a dir poco singolare – risultassero confermate le accuse dell’Unc – Comitato Regionale Lazio – la gestione delle risorse idriche del Lazio centrale Ato2 (dove «Ato» sta per «ambito territoriale ottimale»): quest’area, territorio di competenza di Acea Spa – unico gestore in 76 Comuni su 112 – dovrebbe avere una tariffa unica per il consumo dell’acqua. Ma così non è.
Sebbene il tempo a disposizione per regolarizzare la zona sia scattato addirittura a partire dal 2003, quella del «cento pesi e cento misure» è ad oggi la regola ufficiosa in base alla quale vengono stabilite le tariffe idriche. E il regime tariffario unico, appare come un sogno perduto.

Una bolletta Acea dell'acqua a Roma: qui le tariffe sono regolari
Una bolletta Acea dell’acqua a Roma: qui le tariffe sono regolari

GIUNGLA TARIFFARIA – Nella giungla tariffaria dei vari Comuni del Lazio, si va dalle tariffe «a forfait» a quelle «base», dalle disattese «tariffe agevolate» a quelle articolate unicamente in base al «regime domestico» o all’ «uso non domestico». Tutto ciò a spese dell’utente, costretto a pagare il costo di una riforma che non è mai entrata a regime.
Secondo l’Unione Consumatori la spesa aggiuntiva va dai 500 ai 1.300 euro a famiglia. In controtendenza la Capitale, che si piazza in cima alla lista dei Comuni virtuosi in materia di tariffe idriche. Come Roma, sono in regola con le bollette anche per Allumiere, Ariccia, Trevignano, Genzano, Grottaferrata e molti altri.

CIAMPINO: DUE PESI E DUE MISURE – Altrettanto nutrita, tuttavia, la schiera di quei paesi, piccoli e meno piccoli, che negli anni hanno disatteso la normativa. Tra i Comuni fuori norma, spicca quello di Ciampino, che secondo l’Unc non solo ignora la «tariffa agevolata», ma applica persino due sistemi tariffari diversi a seconda della zona. E l’entità del danno è piuttosto pesante: i cittadini di una zona hanno pagato, negli ultimi 6 anni, almeno 500 euro in più rispetto a quelli dell’altra area tariffaria.
Tra gli ultimi della classe, si piazzano anche Marcellina e Albano Laziale, con un aggravio economico di circa 1.500 euro a famiglia negli ultimi 5 anni. Albano nell’ultimo anno ha provveduto a mettere a norma le tariffe: ma resta il debito pregresso. «Federalista» è invece il regime applicato dal Comune di Pisoniano, che ogni anno cambia le tariffe per le risorse idriche: tariffe che, neanche a dirlo, vengono modificate sempre in aumento.

Tecnici in un acquedotto (Ansa)
Tecnici in un acquedotto (Ansa)

PIU’ 96% IN SOLI TRE ANNI – Da cartellino rosso anche il piccolo Comune di Saracinesco, che non solo applica esclusivamente la tariffa «a forfait», ma tra il 2006 e il 2008 ha operato un aumento al canone fisso del +96,3% per gli usi domestici, e del +95,8% per quelli non domestici. Numeri da capogiro. Bocciati dall’Unc anche i servizi di fatturazione dell’acqua di Affile, Sambuci, Artena, Torrita Tiberina, Fiano Romano, Marino, Valle Martella e Oriolo Romano.
Scorrendo i documenti, si scopre anche che il Lazio «vanta» Comuni fin troppo parsimoniosi: è il caso di Santa Marinella, Nazzano, Ponzano Romano e Sant’Oreste, ad esempio, che centellinano l’acqua ai propri concittadini, garantendone una quantità decisamente inferiore a quella prestabilita. Curioso invece il caso di Velletri che, tra il 2005 e il 2009, ha applicato una tariffa diversa tra residenti e non residenti. Un’idea per far scappare i turisti a gambe levate.

RESPONSABILITA’ LIMITATE PER ACEA – In questo caos tariffario, le responsabilità di Acea appaiono limitate. E se il Co.Vi.Ri – l’organismo di controllo sulle risorse idriche presso il ministero dell’Ambiente – addebita la confusa situazione alle Camere di Commercio, l’Acea punta il dito verso il Consiglio dei sindaci che fa capo alla Provincia di Roma. “Difficile stabilire – spiega il segretario generale dell’Unc Lazio Riccardo Libbi – fino a che punto abbiano delle responsabilità sia il Coviri sia le CCIAA. Poi c’è la questione della Provincia di Roma: il presidente della Provincia infatti presiede l’organismo che raggruppa la Conferenza dei sindaci, che a sua volta dovrebbe dare il consenso, ovvero accettare formalmente tramite la legge Galli, l’entrata nell’area Ato2. Ma essendo un organismo politico si guardano bene da avallare tutto ciò».

INCHIESTA LA VIA SU 4 «ATO» – Un pasticcio, insomma. «L’Unc ha avuto moltissime lamentele sul sistema tariffario – prosegue Libbi – anche se in pochi hanno capito come è la struttura del sistema tariffa. Dovrebbe partire un indagine sugli Ato 1, 3, 4 e 5 del Lazio. E sappiamo che ci sono altri casi in molte regioni in Italia. Ma questa è un’altra storia». Per il momento «stiamo valutando una class action nei confronti della Camera di commercio di Roma e della Provincia ma – aggiunge il segretario Unc – vedremo gli sviluppi». Nel mare magnum delle irregolarità sull’acqua, i Comuni avrebbero solo 180 giorni di tempo per restituire il maltolto ai propri cittadini.

Silvia Zingaropoli
04 novembre 2011 14:47

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